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La guerra dei sessi

 
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In un’intervista a “HuffPost”, la scrittrice Melissa Panarello, autrice del celebre “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”, ha sostenuto che la protesta femminile per lo scandalo Weinstein potrebbe avere ucciso la cultura dell’accondiscendenza a cui le donne erano state per troppo tempo abituate. Si tratterebbe di una vera e propria “nuova rivoluzione femminista” che potrebbe portare alla situazione opposta, cioè alla predominanza della donna sull’uomo. La tesi in questione è che a breve comincerà una vera e propria guerra dei sessi, il cui esito potrebbe essere una società non più patriarcale ma ginarchica. L’ipotesi non è solo fantapolitica, ed è uno dei possibili esiti dello scontro fra il maschile e il femminile. Scontro che in realtà è già iniziato e che ciascun genere sessuale combatte con le armi della propria specifica cattiveria. Che il principio maschile nella società sia in via di demolizione è ormai chiaro. La colpa è in buona misura degli uomini che non hanno saputo attuare quel processo di presa di coscienza, sia individuale che collettiva, e di ridefinizione del proprio immaginario, che le donne hanno invece attuato con successo attraverso il movimento femminista, a partire dalla fine degli anni ’60 fino a oggi. La dimostrazione patologica di questo profondo disagio maschile sta nei casi – purtroppo frequenti – di violenza sessuale, e nel drammatico problema dei femminicidi. Casi che giustamente colpiscono l’opinione pubblica, ma riguardano pur sempre solo una minoranza di maschi. Purtroppo, questi tragici casi colpiscono le donne vittime ma danneggiano pesantemente anche la stragrande maggioranza degli uomini non autori di simili gesti. Una conseguenza infatti è che oggi sembra valere un’equazione psicologica: Maschile uguale aggressività e dominanza, femminile uguale passività e sottomissione. Anche il successo mondiale di un romanzo come “Cinquanta sfumature di grigio” ha contribuito al consolidamento di questa rappresentazione stereotipata. Ma le cose stanno veramente così? Con un’indagine molto originale sui meccanismi della cattiveria maschile e di quella femminile, basata anche sull’analisi statistica di siti tematici dedicati agli incontri fra dominanti e sottomessi, gli autori dimostrano che la realtà non è così semplice. I dati raccolti indicano infatti che i maschi sono contemporaneamente la maggioranza dei dominanti e la maggioranza dei sottomessi. Più in particolare, si nota l’esistenza di un “popolo maschile” che cerca attivamente la sottomissione, anche e soprattutto psicologica prima ancora che erotica nei confronti della donna, cui corrisponde una piccola ma agguerrita popolazione di donne Dominanti, alcune delle quali stanno portando avanti una forma radicale di femminismo chiamata Ginarchia la quale teorizza, nella sua forma più estrema, la superiorità genetica della donna sull’uomo e quindi la necessità che gli uomini si sottomettano a un autoritario potere femminile. Alla luce di tutto ciò, non vi è dubbio che insieme, gli uomini e le donne, come esseri umani, dovrebbero smettere di pensare che gli uni siano meglio delle altre, o viceversa e convincersi che la cattiveria, purtroppo, alberga in entrambi i generi.

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